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	<title>FK Sneakers&#187; FK Sneakers</title>
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		<title>THE BOXER REBELLION &#8220;The Cold Still&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 17:02:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Red Supertramp</dc:creator>
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		<category><![CDATA[THE BOXER REBELLION]]></category>

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		<description><![CDATA[
Con la perseveranza si raggiungono obiettivi ambiziosi, e la rete è ormai davvero il mezzo più democratico per promuovere la propria musica senza avere per forza la spinta di una potente casa discografica.
La carriera dei Boxer Rebellion ne è la prova più tangibile: con i soli download il quartetto ha infatti scalato le classifiche in Gran [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3223" href="http://www.fksneakers.com/fk/theboxerrebellion.html/immagine-3"><img class="aligncenter size-full wp-image-3223" title="boxerrebellion" src="http://www.fksneakers.com/fk/wp-content/uploads/2012/02/Immagine.jpg" alt="" width="1043" height="478" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Con la perseveranza si raggiungono obiettivi ambiziosi, e la rete è ormai davvero il mezzo più democratico per promuovere la propria musica senza avere per forza la spinta di una potente casa discografica.<br />
La carriera dei Boxer Rebellion ne è la prova più tangibile: con i soli <em>download</em> il quartetto ha infatti scalato le classifiche in Gran Bretagna, grazie al precedente album &#8220;Union&#8221; (promosso con il passaparola), e piano piano si è fatto conoscere anche negli Stati Uniti.<br />
Alcune canzoni di Nathan Nicholson (nativo del Tennessee) e dei suoi compagni sono state anche il commento sonoro di alcuni episodi di serie televisive molto conosciute, come &#8220;One Tree Hill&#8221;, &#8220;Ghost Whisperer&#8221; e &#8220;Grey&#8217;s Anatomy&#8221;.<br />
Dopo l&#8217;uscita di &#8220;Union&#8221; ci sono stati anche un tour e una partecipazione della band nel film &#8220;Amore a mille&#8230; miglia&#8221; (il cui titolo originale è &#8220;Going The Distance&#8221;), con Justin Long e la celebre attrice Drew Barrymore.<br />
Adesso arriva questo nuovo &#8220;The Cold Still&#8221;: invernale già dal titolo, è una raccolta di riflessioni sui sentimenti, sulle difficoltà nelle relazioni, sulla vita e sulla morte.<br />
Si alternano momenti più asciutti e vigorosi, che mostrano bene la capacità della band di scrivere e registrare un potenziale singolo anche in un solo giorno &#8211; com&#8217;è accaduto con &#8220;The Runner&#8221; &#8211; e altri più riflessivi, le cui qualità emergono lentamente, dopo vari ascolti.<br />
Ad aiutare la band in cabina di regia stavolta c&#8217;è Ethan Johns, produttore di Laura Marling, Kings Of Leon, Rufus Wainwright, Paolo Nutini, Crowded House e Ray Lamontagne.<br />
Il missaggio invece è stato fatto presso gli studi Real World di Peter Gabriel.<br />
Ne è stata fatta di strada, e il risultato finale denota un notevole passo avanti</p>
<p style="text-align: justify;">Red Supertramp</p>
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		<title>99 POSSE &#8211; CATTIVI GUAGLIUNI</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 18:16:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Red Supertramp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
I 99 Posse sono tornati in concomitanza con la crisi che ci investe, onda rivoluzionaria e rabbiosa degli anni novanta, si sono ri-catapultati nella realtà dopo dieci anni di assenza e tanti problemi personali alle spalle.
Ne abbiamo viste di reunion, molte abbastanza ridicole, mentre per i 99 sembra che il tempo non sia passato, stessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3069" href="http://www.fksneakers.com/fk/99-posse-cattivi-guagliuni.html/immagine-2"><img class="aligncenter size-full wp-image-3069" title="99posse" src="http://www.fksneakers.com/fk/wp-content/uploads/2011/12/Immagine.jpg" alt="" width="741" height="300" /></a></p>
<p>I 99 Posse sono tornati in concomitanza con la crisi che ci investe, onda rivoluzionaria e rabbiosa degli anni novanta, si sono ri-catapultati nella realtà dopo dieci anni di assenza e tanti problemi personali alle spalle.</p>
<p>Ne abbiamo viste di reunion, molte abbastanza ridicole, mentre per i 99 sembra che il tempo non sia passato, stessa rabbia, stesse motivazioni e stessi testi al vetriolo, la formazione è quella originale, naturalmente senza Meg, come si poteva immaginare.</p>
<p>“Cattivi Guagliuni” vanta una grande collaborazione: <strong>Caparezza</strong> (“ Tarantelle pe’ campa’ ”) e dà visibilità a <strong>D</strong><strong>aniele Sepe</strong>, <strong>S</strong><strong>peaker Cenzu</strong>, <strong>Clementino</strong> (con una grandissima collaborazione in “University of Secondigliano”), <strong>C</strong><strong>laudio Marino</strong> e <strong>Valerio Jovine</strong>, fratello di <strong>Massimo</strong> membro storico dei 99.<br />
Degne di nota sono appunto le canzoni con Clementino e Caparezza sopracitate, la prima per la bravura dell’mc napoletano, nell’incastrarsi perfettamente con il navigato gruppo, e la seconda ovviamente per la <strong>bravura di Caparezza</strong> che si trova totalmente a suo agio sul beat molto folkloristico, che per l’appunto richiama la tarantella.</p>
<p><strong>Quindi bentornati Posse e .. hasta la victoria, siempre.</strong></p>
<p>Red Supertramp</p>
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		<title>RED HOT CHILI PEPPERS &#8211; I’M WITH YOU</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 18:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Red Supertramp</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Red Hot Chili Peppers]]></category>
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		<description><![CDATA[Per i Red Hot Chili Peppers, “ I’m with you ” ha rappresentato la sfida più grande da un po’ di tempo a questa parte, sia per la seconda e molto probabile definitiva uscita dal gruppo di Frusciante, sia per il fatto che questo disco esce dopo il flop di “Stadium Arcadium”.
Sappiamo bene come Frusciante fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3034" href="http://www.fksneakers.com/fk/i%e2%80%99m-with-you-red-hot-chili-peppers.html/immagine"><img class="aligncenter size-full wp-image-3034" title="Immagine" src="http://www.fksneakers.com/fk/wp-content/uploads/2011/11/Immagine.jpg" alt="" width="820" height="357" /></a>Per i Red Hot Chili Peppers, “ I’m with you ” ha rappresentato la sfida più grande da un po’ di tempo a questa parte, sia per la seconda e molto probabile definitiva uscita dal gruppo di Frusciante, sia per il fatto che questo disco esce dopo il flop di “Stadium Arcadium”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo bene come Frusciante fosse importante nell’immaginario del gruppo e nel suono. Sappiamo bene il vuoto che ha lasciato quando se ne è andato la prima volta, e come i RHCP sono ri-decollati al suo ritorno per “Californication”. Il sostituto Josh Klinghoffer, fa il suo cercando di sostenere la struttura sonora senza però mettere l’accento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il disco è un buon disco, messo insieme anche grazie alle qualità del sempre grande produttore, Rick Rubin.</p>
<p style="text-align: justify;">“I’m with you” è un disco  compatto: non solo nei contenuti (14 canzoni, 1 ora di musica), non solo nei tempi (una sola canzone sopra i 5 minuti &#8211; la peraltro bellissima “Police station”). L’energia ce la mette soprattutto Flea, fin dall’iniziale “The monarchy of roses” (con il suo giro disco) a “Factory of faith”.</p>
<p style="text-align: justify;">Chad Smith fa il suo e Kiedis gigioneggia come solo lui sa fare, con il suo inconfondibile stile vocale. Le sue linee melodiche sono e rimangono il vero punto di contatto tra il passato e il presente, sia in canzoni dalla struttura diversa, come il capolavoro “Brendan’s death song” che parte come numero acustico per arrivare ad un crescendo irresistibile, sia in brani decisamente più riconoscibili come il singolone “The adventures of Rain Dance Maggie”.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, “I’m with you” dimostra che i Peppers sono maturati bene. Quando ne hanno voglia, e adesso ne hanno, fanno musica e magari meno incendiaria e innovativa, ma di qualità. L’irruenza giovanile è stata rimpiazzata dall’esperienza, ma i RHCP sono con noi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Justice &#8211; Audio, Video, Disco</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 11:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Red Supertramp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
La prima cosa che ci si chiede quando si ascolta il nuovissimo disco dei Justice è: che cosa gli è successo?
Il gruppo francese autore di quel “Cross” del 2007, così controverso in un&#8217;epoca di forte cambiamento all&#8217;interno della scena elettronica, un disco post(daft)punk con degli spunti interessanti, da alcuni definito addirittura come un capolavoro assoluto della nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a rel="attachment wp-att-2955" href="http://www.fksneakers.com/fk/justice-audio-video-disco.html/justice-audio-video-disco-1"><img class="alignnone size-full wp-image-2955" title="justice-audio-video-disco" src="http://www.fksneakers.com/fk/wp-content/uploads/2011/10/justice-audio-video-disco-1.jpg" alt="" width="618" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa che ci si chiede quando si ascolta il nuovissimo disco dei Justice è: che cosa gli è successo?</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo francese autore di quel “Cross” del 2007, così controverso in un&#8217;epoca di forte cambiamento all&#8217;interno della scena elettronica, un disco post(daft)punk con degli spunti interessanti, da alcuni definito addirittura come un capolavoro assoluto della nuova decade, ci ha fatto attendere il successore per ben quattro anni per regalarci un disco che sfigura non solo davanti al debutto quanto al mondo dell&#8217;elettronica&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Gli undici pezzi contenuti nel disco mancano completamente di forza e di grinta, di beat travolgenti e di ritmiche serrate, e sebbene utilizzino alcuni dei suoni ritrovabili in brani come Genesis o D.A.N.C.E, non riescono a bissare e non propongono nulla di innovativo, quel poco che c&#8217;è inoltre, suona terribilmente male e sembra preso di petto dalle sigle dei telefilm statunitensi degli anni &#8216;80 con suoni che ricordano la saga di Star Wars, ma in negativo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Sono sempre stato scettico riguardo i nuovi &#8220;figli dell&#8217;elettronica&#8221; e i Justice non fanno eccezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il già citato pezzo D.A.N.C.E, a mio giudizio, aveva rappresentato il trampolino di lancio ideale  verso un orizzonte così povero di forza e di ritmo, che andava a rompere in maniera così forte con canzoni come New Jack e la stessa Genesis.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di elettronica ripulita di tutte le sue caratteristiche e in modo particolare della sua insita forza travolgente, un disco sobrio, una pietra miliare dell&#8217;elettronica cristiana senza né arte né parte, intrisa di banali motivetti e di cori da chiesa che offendono il nome dei Justice e di questa musica.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Red Supertramp</p>
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		<title>THE KING OF LIMBS &#8211; RADIOHEAD</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 18:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Red Supertramp</dc:creator>
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		<category><![CDATA[radiohead]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il quintetto, nel suo ottavo disco, intraprende una via non scontata né banale, che arricchisce la sua discografia di un lavoro ancora una volta differente rispetto ai precedenti.
Non è un lavoro pop, non è elettronica, non è rock. Che cos&#8217;è, dunque, &#8220;The King Of Limbs&#8221;?
È una via di mezzo di tutto, un mix nel quale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a rel="attachment wp-att-2933" href="http://www.fksneakers.com/fk/radiohead-tkol.html/2011-02-20_radiohead-the-king-of-limbs"><img class="alignleft size-full wp-image-2933" title="2011-02-20_radiohead-the-king-of-limbs" src="http://www.fksneakers.com/fk/wp-content/uploads/2011/09/2011-02-20_radiohead-the-king-of-limbs.jpg" alt="" width="535" height="257" /></a></p>
<p>Il quintetto, nel suo ottavo disco, intraprende una via non scontata né banale, che arricchisce la sua discografia di un lavoro ancora una volta differente rispetto ai precedenti.</p>
<p>Non è un lavoro pop, non è elettronica, non è rock. Che cos&#8217;è, dunque, &#8220;The King Of Limbs&#8221;?</p>
<p>È una via di mezzo di tutto, un mix nel quale possono rintracciarsi i Radiohead di sempre, seppur nel contesto di un gioco di ombre che rende questo disco forse il più misterioso e difficilmente inquadrabile della loro storia.</p>
<p>In The King Of Limbs le canzoni non sono blocchi imponenti o alti pinnacoli e forse non ci sono più nemmeno “canzoni&#8221;, almeno come le avremmo dette fino a ieri, e neanche ritornelli, riff, perfino strumenti definiti.  All&#8217;ascolto sprizzano bolle sonore trasparenti, colorate gelatine impalpabili che si depositano sulle orecchie per scivolare dentro, nella mente, nello spirito.</p>
<p>L&#8217;energia non scuote i brani muovendoli come mostricini verso il nostro apparato sensoriale ma li solletica nel profondo, un brivido che increspa la superficie; lì scivola la voce di Yorke, un lamento accorato, un sommesso urlo di stupore, di gioia, di dolore.</p>
<p>Red Supertramp</p>
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		<title>Korn III</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 09:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Red Supertramp</dc:creator>
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		<category><![CDATA[korn]]></category>

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Finalmente sono tornati inaspettatamente con un grande album, naturalmente non sto dicendo che abbiamo sfornato un capolavoro all’altezza di Korn o di Issues ma un buon lavoro. Il gruppo ormai, orfano da tempo del chitarrista e rumorista del gruppo the head votatosi ad una setta cristiana fondamentalista, aveva dato alla luce dei lavoro a dir [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2385" title="korn" src="http://www.fksneakers.com/fk/wp-content/uploads/2011/01/korn.jpg" alt="" width="550" height="280" /></p>
<p>Finalmente sono tornati inaspettatamente con un grande album, naturalmente non sto dicendo che abbiamo sfornato un capolavoro all’altezza di <em>Korn</em> o di <em>Issues</em> ma un buon lavoro. Il gruppo ormai, orfano da tempo del chitarrista e rumorista del gruppo the head votatosi ad una setta cristiana fondamentalista, aveva dato alla luce dei lavoro a dir poco sconcertanti non da korn, sembrava che ormai la parabola discendente del gruppo andasse di pari passo alla scomparsa del nu metal, ma con enorme orgoglio e gioia mi sono dovuto ricredere.</p>
<p>Il disco ha un suono grezzo asciutto e molto duro. La produzione, che torna in mano al mai dimenticato Ross Robinson &#8211; vero e proprio guru della prima epoca del nu metal &#8211; è ancora una volta riuscita e costituisce il vero punto di forza: grandissima rilevanza alle buone percussioni del nuovo acquisto Ray Luzier, mentre le chitarre riescono a costruire un buon muro sonoro, anche se spesso in secondo piano, allineandosi al contempo e con una ruvidità da tempo smarrita e con un suono più moderno, di cui abbiamo una prova in “Fear Is a Place to Live”, tuttavia, ha una curva di interesse che punta vertiginosamente verso il basso, traccia dopo traccia. Le canzoni divengono via via più scontate, banali e adatte giusto ai soliti irriducibili del genere. Jonathan Davis e compagni quindi meritano la sufficienza per sincerità e impegno però a tutti quelli che avessero voglia di capire chi sono veramente i korn e cosa hanno rappresentato per molti di noi nel panorama del rock anni 90 direi di scavare indietro e ascoltare i primi 4 album della band. Quindi buon ascolto naturalmente a tutto volume.</p>
<p>Let’s rockkkkkkkkk</p>
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		<title>The Gaslight Anthem &#8211; American Slug</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 09:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Red Supertramp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
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		<category><![CDATA[band]]></category>
		<category><![CDATA[the gaslight anthem]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il mio incontro con questa band è stato del tutto casuale, durante il festival londinese del Calling, aspettando inpaziente l&#8217;arrivo dei Pearl Jam, ho ascoltato i The Gaslight Anthem gruppo punk rock statunitense di New Brunswick, New Jersey, l&#8217;impatto sonoro è stato dei più incredibili e piacevoli il loro sound fresco e scoppiettante che strizza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2237" title="the_gaslight_anthem" src="http://www.fksneakers.com/fk/wp-content/uploads/2010/10/the_gaslight_anthem.jpg" alt="" width="550" height="280" /></p>
<p><span style="font-family: Arial;">Il mio incontro con questa band è stato del tutto casuale, durante il festival londinese del <em>Calling</em>, aspettando inpaziente l&#8217;arrivo dei Pearl Jam, ho ascoltato i <strong>The Gaslight Anthem</strong> gruppo punk rock statunitense di New Brunswick, New Jersey, l&#8217;impatto sonoro è stato dei più incredibili e piacevoli il loro sound fresco e scoppiettante che strizza l&#8217;occhio al vecchio boss sia nelle sonorità che nei testi, ma questo non vi tragga in errore ed a banali conclusioni di scopiazzature facili. <strong>The Gaslight Anthen</strong> hanno una propria anima ed una loro integrità sonora.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">La band è al loro 3° album che di solito consacra o seppellisce i gruppi. I 4 ragazzi americani passano a pieno l&#8217;esame maturità con il loro <strong>AMERICAN SLANG</strong> che </span><span style="font-family: Arial;">gioca un ruolo ulteriormente gratificante perché riesce ad unire in maniera disarmante leggerezza e qualità, spensieratezza e rigore, elementi ben difficilmente conciliabili in maniera così essenziale e coinvolgente.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">Difficile, davvero difficile riuscire a sintetizzare tutti gli scorci presenti in questo nuovo lavoro</span><span style="font-family: Arial;">: ogni singolo momento è infatti unico e particolare, diverso da tutti gli altri, tanto riconoscibile quanto apprezzabile, per ragioni differenti a seconda delle specifiche inclinazioni e peculiarità. Se l’opener </span><span style="font-family: Arial;"><em><strong>American Slang</strong></em></span><span style="font-family: Arial;"> ci offre uno spaccato significativo del (pop) rock americano, moderno eppure tradizionale, popolare eppure raffinato, con l’irresistibile </span><span style="font-family: Arial;"><em><strong>Stay Lucky</strong></em></span><span style="font-family: Arial;"> voliamo direttamente a cavallo fra i mitici Sixties e gli anni ’70, scatenandoci in danze tipicamente stars and stripes assolutamente irresistibili. </span><span style="font-family: Arial;"><em><strong>Bring It On</strong></em></span><span style="font-family: Arial;"> ci riporta nell’alveo tracciato dalla titletrack, ispirandosi ad atmosfere folk dalla malinconia assolata e incoraggiante, mentre </span><span style="font-family: Arial;"><em><strong>The Diamond Church Street Choir</strong></em><strong> </strong></span><span style="font-family: Arial;">prosegue sulla falsariga del revival storico, del immaginario collettivo americano, e, sulla scia dei suoi accordi estivi e trascinanti, sarà immediato e inevitabile ritrovarvi a schioccare a tempo le dita e cercare di canticchiare o fischiettare le poche ma efficaci note che ne compongono l’inciso. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><em><strong>The Queen Of Lower Chelsea</strong></em></span><span style="font-family: Arial;"><strong> </strong>è forse l’episodio meno incisivo dell’album, ma, è bene chiarirlo, nemmeno in questo caso riusciamo a trarne un giudizio negativo: le sue venature crepuscolari, unite a quel ritmo cantilenante eppure profondamente evocativo, trovano perfettamente spazio, e contemporaneamente ragion d’essere, nonostante una lentezza congenita che richiede qualche ascolto di troppo, forse, per essere assimilata nella maniera più corretta ed opportuna. Superato questo breve attimo di smarrimento, </span><span style="font-family: Arial;"><em>Orphans</em></span><span style="font-family: Arial;"> ci trascina nuovamente al galoppo, in un rock vintage dalle stuzzicanti sfumature twist, lasciando il testimone alla meravigliosa </span><span style="font-family: Arial;"><em><strong>Boxer</strong></em></span><span style="font-family: Arial;">, in cui respiriamo la spigliatezza e la suggestione dei musical vecchio stile unite alla grinta composta eppure dinamica di chi ha, alle spalle e di fronte a sé, radici e attitudine punk. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><em><strong>Old Haunts</strong> </em></span><span style="font-family: Arial;">introduce quindi il vero padrino musicale e spirituale dei <strong>The</strong> </span><strong><span style="font-family: Arial;">Gaslight Anthem</span></strong><span style="font-family: Arial;">, </span><em><span style="font-family: Arial;">The Boss</span></em><span style="font-family: Arial;">, quel </span><em><span style="font-family: Arial;">Bruce Springsteen</span></em><span style="font-family: Arial;"> cui loro dichiarano spudoratamente di ispirarsi  e che riescono ad omaggiare con straordinaria personalità ed invidiabile determinazione.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"> Se </span><strong><span style="font-family: Arial;">The Spirit Of Jazz</span></strong><span style="font-family: Arial;"> si veste della spigliatezza frizzante e irriverente del pop punk, è la traccia di chiusura a completare l’opera di totale fascinazione in cui si era prodotto finora </span><strong><span style="font-family: Arial;">American Slang</span></strong><span style="font-family: Arial;">: </span><strong><span style="font-family: Arial;">We Did It When We Were Young</span></strong><span style="font-family: Arial;"> è, infatti, una ballad notturna, nostalgica, gravida di tenerezza e passione, soffice, soffusa, soffocata, sofferente, che, se ascoltata con sincera partecipazione, nella solitudine del buio, saprà forse estorcervi una lacrima di sincero compiacimento. </span></p>
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		<title>Stone Temple Pilots</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 11:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Red Supertramp</dc:creator>
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Oddio, forse l’ispirazione non è quella dei tempi migliori dato che il primo singolo Between The Lines ricorda un po’Hollywood Bitch da Shangri La Dee-Da (2001) e nel resto delle canzoni sembra mancare quella scintilla che aveva reso gli altri album tanto speciali, ma nessuno è in grado di sfornare capolavori di continuo a meno che non ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2176" title="stone_temple_pilotes" src="http://www.fksneakers.com/fk/wp-content/uploads/2010/10/stone_temple_pilotes.jpg" alt="" width="550" height="280" /></p>
<p>Oddio, forse l’ispirazione non è quella dei tempi migliori dato che il primo singolo <em>Between The Lines</em> ricorda un po’<em>Hollywood Bitch</em> da Shangri La Dee-Da (2001) e nel resto delle canzoni sembra mancare quella scintilla che aveva reso gli altri album tanto speciali, ma nessuno è in grado di sfornare capolavori di continuo a meno che non ci si chiami Bob Dylan…ma questo è un altro discorso.</p>
<p>Diciamo che questo omonimo album degli <strong>Stone Temple Pilots </strong>non fa  altro che presentarci la band per come la conosciamo: riff e melodie, alcuni riusciti altri invece che ci lasciano un po’ perplessi (<em>Cinnamon</em>…proprio non so che dirne…). Alcune prendono subito come <em>Hazy Daze</em>, altre tendono a divagare. I testi di Weiland sono come sempre alienati ed esprimono disagi passati, presenti (forse? probabile?) e futuri (speriamo di no…).</p>
<p>Non si capisce bene se il fatto di essersi separati per tanti anni abbia influito negativamente o se la band abbia deciso di ripartire da zero (in questo senso si puo’ intendere la scelta di nominare l’album Stone Temple Pilots). Qualunque sia la decisione dei quattro rocker, a noi va bene che siano tornati: ci auguriamo che tutto possa andargli bene e che possano continuare a regalarci tanta altra ottima musica. Consideriamo quindi questo nuovo album come il primo capitolo di una nuova avventura.</p>
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		<title>Common Deflection Problem</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 14:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Red Supertramp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
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Sabato ho fatto visita ai Common Deflection Problems, in un club al centro di londra il &#8220;punk&#8221;, i ragazzi sembravano molto in forma ed affiatati sul palco, dal vivo i tre napoletani ormai londinesi a tutti gli effetti, con la loro musica hanno sbriciolato ogni stereotipo della classica canzone rock.
Il loro sound è fatto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2126" title="cdp" src="http://www.fksneakers.com/fk/wp-content/uploads/2010/09/cdp.jpg" alt="" width="550" height="280" /></p>
<p>Sabato ho fatto visita ai <strong>Common Deflection Problems</strong>, in un club al centro di londra il <em>&#8220;punk&#8221;</em>, i ragazzi sembravano molto in forma ed affiatati sul palco, dal vivo i tre napoletani ormai londinesi a tutti gli effetti, con la loro musica hanno sbriciolato ogni stereotipo della classica canzone rock.<br />
Il loro sound è fatto di distorsioni accattivanti e battuta pesante condite da urla incazzate e disperate per un mix molto alternativo  e poco digeribile per orecchie non abituate&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230; dopo il live molto intenso ci siamo fermati con un bel drink trà le mani e parlare un po dei prossimi progetti, e mi hanno svelato che presto saranno in tour in Italia per alcune date in compagnia dei Cartavetro. Non vediamo l&#8217;ora di poterli riascoltare dal vivo nel vecchio stivale ormai molto molto vecchio anche dal punto di vista musicale.</p>
<p><strong>MORE INFO</strong></p>
<p><a href="www.myspace.com/commondeflectionproblems" target="_blank">www.myspace.com/commondeflectionproblems</a></p>
<p><strong>ITALIAN TOUR 2010</strong></p>
<p><strong>30.09</strong> C.A.GA (Secret Location)</p>
<p><strong>01.10</strong> Lavazca &amp; Heineken Green Stage ( Tricase, LE)</p>
<p><strong>02.10</strong> Shakty Club ( Pomigliano, NA)</p>
<p><strong>03.10</strong> Marianiello Jazz CLub (Sorrento, NA)</p>
<p><strong>05.10</strong> Dal Verne (ROMA)</p>
<p><strong>07.10</strong> Laboratorio Buridda (GE)</p>
<p><strong>08.10</strong> Veronika Club (PR)</p>
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		<title>SLASH &#8211; slash (album)</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 08:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Red Supertramp</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Slash]]></category>
		<category><![CDATA[slash' Snakepit]]></category>
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Che il tempo passa, è una regola che vale per tutti anche per uno dei più fottuti chitarristi degli anni 80, chi non può ricordare i suoi spettacolari assoli di chitarra in pantaloni di pelle, cappellone e sigaretta sempre accesa, dopo essere stato membro di una delle più eccessive rock band del pianeta, sembrava impossibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1828" title="slash" src="http://www.fksneakers.com/fk/wp-content/uploads/2010/05/slash.jpg" alt="" width="550" height="280" /></p>
<p>Che il tempo passa, è una regola che vale per tutti anche per uno dei più fottuti chitarristi degli<strong> anni 80</strong>, chi non può ricordare i suoi spettacolari assoli di chitarra in pantaloni di pelle, cappellone e sigaretta sempre accesa, dopo essere stato membro di una delle più eccessive rock band del pianeta, sembrava impossibile rimanere a quei livelli infatti è stato cosi le varie parentesi in vari gruppi ne sono la prova tra cui <strong>slash&#8217; Snakepit</strong> e <strong>velvet revolver</strong>; ma l&#8217;album che ha sfornato questa volta il riccioluto <strong>Slash</strong> e veramente geniale e mette in risalto tutta la sua arte con una chitarra trà le mani. L&#8217;album sono 16 traccie cantate da altrettante voci che esaltano le urla della sua chitarra; si parte con Ghost un mid-tempo bello corposo cantato da Ian Astbury dei Cult, Fergie ci sorprende con inedita grinta su Beautiful Dangerous, il pezzo forse più contemporaneo dell&#8217;album, e <strong>Iggy Pop</strong> chiude con We&#8217;re are all gonna Die brano scritto su misura per lui, nel mezzo una vera e propria scarica di hard rock con delle iniezioni qua e la di deliziosa poesia. Finalmente Slash si è lasciato alle spalle con questo album l&#8217;eredità pesante dei <strong>Guns N&#8217; Roses</strong> ed ha sfornato un cazzutissimo album <strong>rock</strong>!!!!!!!!!!</p>
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