Per i Red Hot Chili Peppers, “ I’m with you ” ha rappresentato la sfida più grande da un po’ di tempo a questa parte, sia per la seconda e molto probabile definitiva uscita dal gruppo di Frusciante, sia per il fatto che questo disco esce dopo il flop di “Stadium Arcadium”.
Sappiamo bene come Frusciante fosse importante nell’immaginario del gruppo e nel suono. Sappiamo bene il vuoto che ha lasciato quando se ne è andato la prima volta, e come i RHCP sono ri-decollati al suo ritorno per “Californication”. Il sostituto Josh Klinghoffer, fa il suo cercando di sostenere la struttura sonora senza però mettere l’accento.
Il disco è un buon disco, messo insieme anche grazie alle qualità del sempre grande produttore, Rick Rubin.
“I’m with you” è un disco compatto: non solo nei contenuti (14 canzoni, 1 ora di musica), non solo nei tempi (una sola canzone sopra i 5 minuti – la peraltro bellissima “Police station”). L’energia ce la mette soprattutto Flea, fin dall’iniziale “The monarchy of roses” (con il suo giro disco) a “Factory of faith”.
Chad Smith fa il suo e Kiedis gigioneggia come solo lui sa fare, con il suo inconfondibile stile vocale. Le sue linee melodiche sono e rimangono il vero punto di contatto tra il passato e il presente, sia in canzoni dalla struttura diversa, come il capolavoro “Brendan’s death song” che parte come numero acustico per arrivare ad un crescendo irresistibile, sia in brani decisamente più riconoscibili come il singolone “The adventures of Rain Dance Maggie”.
Insomma, “I’m with you” dimostra che i Peppers sono maturati bene. Quando ne hanno voglia, e adesso ne hanno, fanno musica e magari meno incendiaria e innovativa, ma di qualità. L’irruenza giovanile è stata rimpiazzata dall’esperienza, ma i RHCP sono con noi.























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