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SONAR 2015 : UNO SPEZZATINO DI PESCE

9 ago , 2015  

Le varianti sono tante: dal pesce spada giusto scottato aromatizzato con alloro e chips di patate novelle al pesce persico con aglio tritato e prezzemolo, passata di pomodoro ed un pizzico di pepe (senza osare) in modo da non infastidire troppo il palato.

Piatto fresco, leggero e di ottima fattura.

Poi vabbè l’ingrediente segreto spetta a voi, a 30 gradi grandi abbuffate sono sconsigliate specialmente se ti trovi a Barcellona e devi affrontare una maratona di 3 giorni dal pomeriggio fino ad un orario non proprio definito.

Il piatto come il festival è un mix di contrasti, di sali e scendi strepitosi, dove ogni gusto risalta nel palato e smuove a seconda del live varie parti del corpo.

22esima edizione del Sonar Festival come sempre in grande stile, day e night si amalgamano perfettamente partendo dal giovedì fino al sabato.

Di artisti ce sono e come, vari e intelligentemente spalmati durante tutta la durata del festival. Il giovedì apparentemente è il giorno più tranquillo e forse anche quello più sperimentale anche se poi tutto come sempre dipende dai gusti.

L’inizio è nella parte centrale del sonar day allestito ormai per il terzo anno consecutivo alla Fira Montjuic, in prossimità di Placa d’Espanya.

Kindeness è il nostro impatto con l’evento, indie senza impegno, piacevole, giusto per riscaldare una bella atmosfera che pian piano va riempiendosi.

Tra le tante aree a disposizione della location c’è il Sonar Complex, cinema/teatro adibito per tutte le manifestazioni live del Sonar day.

Il vero incontro con quello che significa guardare oltre e spingersi sempre più in là con la concezione di musica elettronica è Koreless.

Grandi commenti sarebbero sprecati, anche perché se ti presenti con un live set accompagnato da video-proiezioni che difficilmente vedrai in giro (se non in eventi del genere) una sorta di ruota che gira è proietta luci a led sulla parete superiore unendosi alla perfezione con un  sound astratto, pscichedelico e caccia anti-clubbers del’ultima l’ora.

Di sicuro il suo live è da annoverare nel taccuino come top 3 dell’evento, se in prima, in seconda  o in terza posizione questo è sempre difficile stabilirlo.

Da sottolineare nel giovedì: Kasper Bjorke, danese nerd della musica da ballo con le sue melodie fresche e  sempre molto attraenti che riprendono un bel filo conduttore di disco che combacia perfettamente con i vari Lindostrom e Prins Thomas.

Molte erano le aspettative su Autchere che però per quanto ci riguarda non esalta a pieno le sue qualità, pareri ovviamente discordanti, atmosfera piuttosto piatta senza incursioni e cavalcate trionfanti.

Sul finale di serata gli Hot Chip riempiono lo stage esterno con la consueta dose di elettronica cantata adornata da pizzi merletti e payette.

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Day after di grande livello come ogni venerdì del Sonar, è qui che forse si concentra tutta la parte cult della manifestazione.

Se di piatti leggeri e sopraffini si parlava, qui forse è arrivato il momento di sfoggiare anche qualche portata più grassa e sostanziosa, quei secondi piatti abbondanti ma sempre ricercati, spazio quindi a qualche bistecca di tonno accompagnata con un fritto mare che non guasta mai.

Come ormai è noto la manifestazione si sdoppia, il night apre i battenti per due giorni consecutivi.

Il day conserva ovviamente i soliti palchi con un riciclo di artisti impressionante. Se in un colpo solo ti ritrovi ad ascoltare, i Kiasmoss, Redinho, Floating Points, vuol dire che sei veramente nel posto giusto al momento giusto.

Se i primi si agitano  molto sulla consolle proponendo sostanzialmente un tipo di musica piuttosto astratta e poco paragonabile al club da cassa dritta, una sorta di house 2.0 molto sperimentale, Floating Points invece come sempre da spazio alle sue melodie dancerecce sempre di ottima qualità.

Redinho nel sonar village (stage centrale) mischia di tutto, difficile catalogarlo, di sicuro gradevole e ballabile. Altro giro altri nomi, Vessel, Teengirlfantasy, Owen Pallet, Arthur Baker.

In questa parte del festival è il Sonar Hall (spazio al chiuso) a dettare legge, eh si perché se dopo Kiasmos ti ritrovi completamente ribaltato in un’altra atmosfera del tutto sperimentale ed astratta il merito è tutto di Vessel, compone e scompone pezzi di atmosfere aliene, un continuo ribaltamento della realtà il tutto amalgamato perfettamente con visual di ottima fattura.

Li abbiamo lasciati per ultimi ma non per importanza anzi, per sottolineare un certo Made in Italy che forse sempre di più ci scappa tra le mani.

Si ritorna in teatro (nella location del Sonar Complex) e Voice from The Lake  è servito su un piatto d’argento.

Non sarà proprio un lago a fare da cornice al set, ma vi assicuriamo che assistere ad un live di italiani in una sala gremita e composta con un’ovazione finale in cui la maggior parte della gente corre sotto il palco per stringere la mano a gli artisti è un qualcosa che da italiani fa sempre molto piacere.

Donato Dozzy e Neel corrono su un binario sospeso in aria, dove melodie abstract perfettamente arrangiate da macchine digitali creano un’atmosfera quasi surreale, gli sguardi fissi e un attenzione impressionante verso la performance spiega più di mille parole quella galassia sonora elevatissima.

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Si raggiunge il night alla Fira Gran Via, parte opposta della città, è qui si aprono le danze, quelle vere.

Il sonar ci piace perché rispetto ad altri festival riesce più che mai a coprire i gusti più disparati, se ti ritrovi in scaletta gente come: Asap Rocky, Skrillex e Die Antwoord che hanno veramente poco a che fare con un certo tipo di musica ricercata vuol dire che le visioni sono ampie anche se spesso non condivise.

Serata che prevede grandi live, di sicuro il più apprezzato (almeno da noi) è quello di Ròisin Murphy. Esuberante, stilosa con estensioni vocali sopra le righe.

Tanti cambi di abito durante la performance arricchiscono una grande prova canora che ci prende veramente molto.

Pensare alla maestosità del live è scoprire che un’artista del genere nel 2014 ha rivisitato e cantato brani di: Gino Paoli, Lucio Battisti e Mina in maniera totalmente differente dall’originale con elegante base elettronica e quell’accento british sopra ogni pezzo cantato in italiano fa sorridere e non poco.

L’album si chiama “Mi Senti” ed è tranquillamente ascoltabile su youtube.

Lo stage rimane il Sonar Pub, ma l’artista cambia insieme ad i bpm che si alzano, ma  non troppo.

Jamie XX è servito.

Da poco uscito con il suo ultimo lavoro “In colour”, sonorità sempre a metà tra dubstep e garage. La performance merita e non poco, quel sound corposo e variegato fanno di lui un artista ormai affermato.

I bassi pompano sempre di più, l’ora e tarda e la cassa dritta si alza, nuova infornata di artisti sbarca nel finire della noche: Tiga, Daniel Avery, Ralph Lawson.

Dei tre forse quello che più ci convince è Daniel Avery, secco, duro e deciso con qualche sterzata verso sonorità tribali.

Il Saturday day si accusa come da copione. Le  forze pian piano si spengono e tutto diventa una sorta di relax elettronico a base di estrella, in cui si parla e ci si confronta su gli artisti visti e da vedere.

Vale però la pena sottolineare nello stage Redbull Music Academy, Just Blaze, quella musica Hip Hop-Edm da Tomorrowland che va tanto di moda oggi richiamando personaggi emblamatici della corrente come Jovanotti e Benny Benassi.

Il clou della giornata forse è Henrik Schwarz, cassa dritta rivisitata con sfumature latin-jazz.

Spazio infine a Holly Herndon, sperimentalismi vari da cinema in 3D chiudono la nostra 3 giorni del Sonar day.

Go fast to the Sonar night per un’altra abbuffata musicale.

Come ogni anno che si rispetti la parentesi synt-pop anni 80 al Sonar non manca mai.
Qualcuno se li ricordava a Sanremo presentati dal buon Pippo Baudo, altri ancora rumoreggiano sulla continua diatriba con gli Spandau Ballet, noi che per questioni anagrafiche non c’eravamo ci affidiamo completamente a Simon Lebon.

Duran Duran on stage. Prime file che vanno dal 1977 a salire, vecchie glorie e milf con qualche ritocchino al labro e qualche aggiustatina allo zigomo ricordando Renzo Arbore con quelli della notte e Drive In con Sabrina salerno e Giorgio Faletti (R.I.P.). ”Wild Boys”, “Notorius” ed a seguire un po’ tutto il repertorio scalda l’atmosfera nostalgica in pieno stile anni 80.

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Stesso stage nuove sonorità, la platea si moltiplica e nel SonarClub (stage centrale), i king della scena elettronica mondiale sono lì.

I Chemical Brothers, già passati da queste parti anni fa, si dimostrano come consueto una pietra preziosa del club e non solo.

Brani e tracce ormai entrate nella memoria di tutti accompagnano un live prezioso che anticipa di qualche settimana l’uscita del loro ultimo lavoro: “Born in the Echos”.

Un frullatore di suoni ad alta densità ci porta catapultati in una dimensione totalmente differente. Ci si agita molto, si salta trascorrendo un’ora e mezza ad alta tensione.

FKA Twigs al Sonar pub è già pronta. Come di  consueto ci regala un bel live, dalla cantautrice britannica escono melodie sperimentali, synth e crossover elettronico ci avvolgono in un bel tappeto sonoro.

L’ora è tarda e la Techno impone. Cassa in 4 pochi fronzoli e ci si butta tra Pional, Rone, Dubfire, Laurant Garnier, mani alzate ed ultime forze rimaste.

Se  dell’alloggio non abbiamo ancora parlato pensate a Patti  Smith, sessantottina, grande forma con la nostalgia perenne di Woodstock.

Camera singola adibita a due persone alla fine di un corridoio con i proprietari giusto nella stanza accanto. Quell’atmosfera che si dipinge di rosso fuoco  e richiama un certo stile  anarchico-insurrezionalista.

Anche questo è il Sonar.

Adios.

SPECIAL THANKS : Valerio Spinosa

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