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RADIOHEAD,TRIPUDIO DI COLORI,LUCI E POESIA.

27 set , 2012  

In una città che sempre più vede rubarsi sotto i propri occhi appannati e miopi, eventi e manifestazioni altrove, con la chiusura anticipata di festival e con meravigliose location prestate a tutto tranne che alla musica e alla cultura, uno spiraglio di lume pare esserci in una mite giornata settembrina. Potrebbe essere un quadro perfetto su quello che sta accadendo da diversi anni a Roma, sempre più spettatrice passiva di manifestazioni culturali che con il tempo spiccano il volo in città meno blasonate ma di sicuro più organizzate. Unica vera eccezione rimane “rock in Roma”, ormai da anni sulla cresta dell’onda con line-up e programmazioni di spessore. Poche sviolinate ma tante congratulazioni a chi fortunatamente riesce a portare in Italia, in questo caso a Roma, i Radiohead a distanza di anni, prima ed ultima apparizione  al concertone del primo maggio nel lontano 1995. Concerto già rimandato da giugno a settembre per un brutto imprevisto che sempre più sta paralizzando il mondo della musica (jovanotti e pausini casi omologhi), il crollo del palco a Toronto ed un addetto alla manutenzione scomparso prematuramente.

L’atmosfera già alcune ore prima del concerto è quella dei grandi eventi, fuori l‘ippodromo delle capannelle (location del concerto) è un trantran di telefonate, bagarini e apertura improvvisa del botteghino con la vendita libera di biglietti ormai sold out da tempo. Ci si ritrova con amici, si scambiano due chiacchiere e si termina la scorta di birre e alcoolici fondamentali per affrontare un evento del genere.

Ore 19.30 dentro.

Location completamente rivisitata e cambiata per il concerto, spazi più grandi e lunghi viali da attraversare prima di arrivare a destinazione.  Una lunga distesa fa da cornice ad un evento di grande portata come  questo, ci si mischia amabilmente tra la folla e si scruta in lontananza un orso polare, si proprio lui, così fatto bene da sembrare vero.  Coinvolgere i fan sul tema dei ghiacciai artici sembra essere una nuova campagna di sensibilizzazione in tutte le date del nuovo tour. La platea ,come si poteva immaginare, è mista: l’hipster si unisce alla coppietta venuta al concerto per ricordarsi il regalo del primo anno di fidanzamento nel lontano 2000 con “Kid A”, gli  intellettualoidi che apprezzavano Thom e soci solo ai tempi di Pablo Honey e The Bends che adesso pensano che tutto faccia schifo e sia tutto da buttare. Chi semplicemente (come noi) ha seguito tutto il percorso artistico dei Radiohead, non denigrando nessun album, tra quelli più introspettivi e psichedelici(Ok computer, Amnesiac, Hail to the Thief) fino alle ultime contaminazioni elettro-synth-wave dell’ultimo The King Of Limbs.

Il tempo dei convenevoli è ormai finito, si guarda l’orologio,si ride si scherza e si pensa a gli ultimi concerti a capannelle con aneddoti vari e racconti di circostanza (Franz Ferdinand, The Killers, Withe Lies, Subsonica, justice, ecc ecc) e finalmente ci siamo.

A Caribou e la sua band il compito di rompere il ghiaccio ed aprire le danze e scatenarsi su melodie elettro-sperimentali. I canadesi capitanati da Dan Snaith, si esibiscono rigorosamente live (spesso lo sono in versione dj-set). Presenti nell’ultimo album remixato dei Radiohead Trol con un ottimo remix di Little By Little, l’ultimo lavoro in studio di Caribou e soci, invece, risale al 2011 Swin. Proprio su queste sonorità si basa la loro breve ma intensa performance, una mezz’oretta di contaminazione tra batteria, tastiere, synth e drum machine. Pochi, per ovvi motivi,  si sono soffermati su di loro, la posta in palio era decisamente troppo alta per reggere il confronto, qualcuno addirittura comincia a rumoreggiare, ci si chiede chi siano, qualcun’altro non li ascolta proprio, sta di fatto che loro sono bravi e l’esibizione raggiunge il picco massimo con Sun, tra i brani più conosciuti e rispettati del loro repertorio.

http://www.youtube.com/watch?v=GN6BrWlhezY

Nell’oscurità del pratone si sentono urla di vario tipo (“daje Tommaso” è la più ripetuta) affiancate ormai dall’insanabile propensione all’instagram, al video da postare su facebook ed a tutto ciò che testimoni il fatto che sei al concerto e devi in qualche modo comunicarlo al mondo intero. Breve riflessione, sul caso I-phone e digitali comprese: il concerto devi portarlo dentro ed essere poi bravo a raccontarlo spiegando emozioni e sensazioni a caldo, no bombardare i social network con foto (sbiadite) e video(inascoltabili). Il momento è arrivato, finalmente è maturo, ci si carica a vicenda come un carillon si gira la corda che dovrà durare per un paio d’ore, almeno che i ragazzi non decidano di allungarsi per più tempo, ma dubito.  Il palco si presenta in bello stile, la musica viene accompagnata magnificamente da uno stupendo gioco di luci, led e neon che cambiano colore a seconda del brano che si interpreta, 11 mini schermi mobili scendono dall’alto e impreziosiscono un’atmosfera già calda e ansiosa di suo.

Entrano ed è subito delirio , ci si agita, ci si abbraccia, le prime grida, i ragazzi si sistemano sul palco ed alla tradizionale composizione fatta da i fratelli Greenwood (Jonny e Colin), Ed’Obrien e Phil Selway si intravede un’aggiunta, un’altra batteria a completare il gruppo, Clive Deamer conosciuto ai più per aver collaborato con i Portishead. Le danze si aprono con il nuovo singolo Lotus Flower, ritmato, sincopato e ballabile al punto giusto. Thom Yorke  entra per ultimo, maracas alla mano capello lungo legato dietro con un codino e subito da sfoggio alle sue movenze così strampalate e ipnotiche (un leit motiv della serata) che fanno tanto Ian Curtis nelle sue danze epilettiche.

http://www.youtube.com/watch?v=DARkz6uDI-o

La scaletta procede rapida senza interruzioni passando velocemente da Bloom a 15 Steps fino ad arrivare alla prima vera emozione del concerto. Un via vai di chitarre che si alternano sul corpo di Thom ed ecco servito come per incanto il primo momento introspettivo. Sulle note di Weird Fishes/Arpeggi ci si limita ad ascoltare entusiasti la calda melodia che si sviluppa in un canovaccio strumentale acustico prelibato. A seguire giù con Kid A, Morning Mr Mgpie, There There, The Gloming, Separator. Si passa al piano,  è l’ora di Pyramid song, tra nostalgia ed un filo di malinconia le note ti sussurrano all’orecchio e alzando gli occhi al cielo si scrutano aerei in volo ed il pensiero non può che essere unico, a volte – con certa musica – si può anche viaggiare e districarsi tra mondi paralleli e atmosfere lontane.

http://www.youtube.com/watch?v=KCG_A8AEuJ0

Nel frattempo ci si parla, si commentano le canzoni, alcuni fanno il paragone con l’ultimo concerto all’arena civica di Milano, altri continuano ad osservare il palco con questo continuo gioco di luci molto futuristico. Altra infornata musicale, con Nude, Staircase, I Might be Wrong, Planet Telex, brano del secondo album tratto da The Bends del 1995, Feral e la tanto riarrangiata Idioteque, ben fatta e coinvolgente come poche. Prima pausa, con un rientro sul palco agghiacciante, di quelli che non scordi facilmente.

Il momento più emozionante della serata è servito su un piatto d’argento, inutile nascondere qualche lacrima, ricordi lontani ed una “malo-nostalgia” galoppante a troncarti le gambe e lasciarti a bocca spalancata.  Thom Yorke  con tanto di chitarra acustica in spalla si lascia trasportare in una interpretazione sopra le righe di  Exit music for a film, tutto riecheggia soave in una calda platea attonita. Si ascolta in silenzio, si pensa (troppo) e ci si stringe attorno a qualcuno/a che può realmente capire l’energia di quel brano così crudo e intrinseco.

http://www.youtube.com/watch?v=doUGRmNU3SU

Con il dolore di una pugnalata dritta nello stomaco si va avanti e si affronta un nuovo brano, House Of Cards è servita, altra melodia nuove emozioni. Una simpatica battuta su Berlusconi al brano The Daily Mail fa sorridere la platea.  Si continua con l’energia elettronica di Myxomatosis, l’ever green Paranoid Android e ci si avvia verso un finale a dir poco scontato con l’ultima pausa a sancire la fine di tutto. Give up the ghost, fantastica come sempre, Reckoner,  brano dedidaco all’operaio deceduto a Toronto , ed una versione tutta elettro-sperimentale di Everything Its In Right Place, con tanto di pianoforte( ricoperto da una bandiera del Tibet) decretano la fine dei giochi.

http://www.youtube.com/watch?v=eJ7_ql3bosc

Due ore e mezza di live(come sempre volano), ti aspettavi qualcos’altro, volevi a tutti i costi Hunting Bears di Amnesiac o 2+2 =5 di Hail to the Thief (giusto per buttare un paio di nomi a caso), tutto si può criticare per carità, sta di fatto però che i tour di solito sono fatti per promuovere gli ultimi album e con tutto che The king Of Limbs non è questo album stratosferico, il live di per se è stato ricco, ben curato e a tratti struggente. Si può sempre migliorare, ma loro possono permettersi anche un “this is for Berlusconi”. Ad occhio e croce ci si vede tra 15 anni, peccato, è stato tutto veramente molto bello.

Valerio Spinosa

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JAZZ AL CASTELLO 2012

20 lug , 2012  

Dopo i successi delle precedenti edizioni, anche quest’anno torna, dall’ 8 al 10 agosto,  la grande musica con la V edizione di Jazz al Castello Gaeta 2012, grazie all’Associazione Culturale ARMONIA International Foundation of Arts che promuove la vita artistica e culturale del territorio del sud Pontino.

Nella splendida cornice del Quartiere Medievale, nella Piazza d’Armi del Castello Aragonese, si esibiranno alcuni dei migliori musicisti del jazz contemporaneo.

E come ogni anno la ricerca dei musicisti si è concentrata su artisti di fama internazionale, in un crescendo rispetto alle precedenti edizioni: sotto la direzione artistica di Fabio Sasso suoneranno, infatti, Gegè Telesforo, Greta Panettieri, Nicky Nicolai e Stefano Di Battista.

Per informazioni

Armonia International Foundation of Arts

Tel. +39 333 1093341 info@armoniafoundation.com

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ELEKTRO GUZZI LIVE @ RIBBON CLUB

23 nov , 2011  

Un sound nuovo e di primissima qualità, al tradizionale equipaggiamento analogico uniscono strumentazioni digitali tutto rigorosamente espresso solo in live.

Di recente presenti nell’edizione del dancity festival, la loro formazione risale al 2004, con un passato che strizza gli occhi più al Kratrock con delle estensioni sonore che li hanno portati sempre più ad inabbissarsi verso orizzonti post-punk, new wave, fino ad essere mangime pregiato per i tanti clubbers affamati di suoni sempre più rarefatti.

Elektro Guzzi è un gruppo austriaco, in cui a fare la differenza non sono i soliti computer, laptop o synth, bensì creano e interagiscono con il pubblico montando sul palco basso, chitarra e batteria.

L’ultimo album risale al mese di ottobre, uscito su “Macro”, Lp “Parquet” presenta 9 tracce tutte molto ben fatte, dai suoni sempre più elettronici e ritmati con un’apertura al dancefloor in particolar modo alla techno.

Se siete dalle parti di Terracina, al “Ribbon club” (apertura stagionale) lo spettacolo è garantito, difficilmente li rivedrete in zona, la buona musica va promossa e divulgata.

SPECIAL THANKS: Valerio Spinosa

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